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SUL TEMA DELL’EGUAGLIANZA

di Gianmichele Donadio




Leggendo le prime pagine del libro “liberazione animale” di Peter Singer mi è capitato di sviluppare il concetto o principio di eguaglianza al quale già in passato ho dedicato molto del mio pensiero e che ora voglio condividere come spunto di riflessione.

Quando ogni alto spirito pensante insiste sul concetto di eguaglianza , dichiarando: “ tutti gli esseri umani sono uguali, senza distinzione di razza, sesso o religione”, cosa intende?

Nella società contemporanea questa frase è universalmente riconosciuta e riprodotta, lanciata come slogan e, privata del contesto, utilizzata in ogni discorso socio-politico buonista, opportunista ma comunque in maniera sterile.
Come inizio di riflessione utilizzerò proprio l’elaborato di Singer, il quale, scindendo il concetto di essere umano da quello di persona, effettua una graduatoria di merito legata alle capacità intrinseche dell’essere ( mentali e fisiche) tale da dare pari diritti tra uomo e schimmie antropomorfe o addirittura arriva a dare maggiore valore ad un animale senziente e con capacità cognitive rispetto ad un essere umano in stato vegetativo.
Da questa affermazione, forte e provocatoria, si può quindi partire per il viaggio sul principio Uguaglianza, viaggio basato su riflessioni legate non più e non solo sull’aspetto fenotipico dell’appartenenza ai vari gruppi, ma altresì legate alle capacità cognitive, alle abilità di vario genere e alla coscienza sociale del progresso.
Gli esseri umani sono tutti uguali davanti a Dio ( per credo), alla legge ( per diritto) e non possiamo allo stesso modo negare che differenze razziali e di sesso siano differenze solo ed esclusivamente legate agli individui appartenenti ai gruppi diversi. A supporto di quanto espresso cito testualmente “ il sesso di una persona non è indice della sua abilità, e questo è il motivo per cui la discriminazione sulla base del sesso è ingiustificabile”; per analogia si può fare la stessa affermazione per quanto riguarda la razza ed affermare che tra un uomo di razza caucasica ed un uomo di colore non vi sia alcuna differenza.
Fissati questi capisaldi e sottolineato il fatto che l’uguaglianza è una idea morale, rimangono comunque da chiarire le rivendicazioni dipendenti dall’intelligenza, dalle capacità morali, dalla forza fisica o da altri simili dati di fatto.
Siamo così arrivati al punto cruciale della riflessione, in quanto, imperniati sul diritto dell’ uguaglianza ci scontriamo tutti i giorni contro la frustrazione delle diversità intrinseche dell’individuo e che ogni individuo sente di dover affermare all’interno del gruppo di appartenenza.
Nasce la grande diatriba tra la meritocrazia e l’uguaglianza.
Per essere più concisi e non perderci nel puro pensiero cerchiamo di analizzare le nostre sensazioni del vivere quotidiano e di come percepiamo noi il principio dell’uguaglianza.
Percezioni di frustrazione legate al non emergere, al non esprimersi; il vivere la quotidiana sensazione dell’incapacità di poter creare, di appartenere ad un gruppo in cui le leggi sembrano essere fatte solo per essere rispettate da chi già le rispetta, sentirsi straniero in casa, perdere il comune senso dei simboli del culto, veder perdere l’identità secolare delle città in cui viviamo, sono percezioni ormai comunemente riconosciute.
Essendo un idea morale, l’Uguaglianza, oggi tanto ostentata, dovrebbe portare la maggior parte degli uomini al riconoscere una comune sensazione interiore di vivere in un mondo giusto ed “equo” ed invece, sentiamo l’ingiustizia come sensazione sotto casa nostra e non più come succedeva negli anni settanta ed ottanta come una cosa lontana, come la fame nel mondo, le guerre tra popoli, la siccità e così via.
Questa “deriva del conscio” credo che debba trarre le proprie origini proprio dall’uso indiscriminato del concetto di Uguaglianza che, invece di essere dottrina per la crescita del genere umano è diventata un velo oscuro dove trovano ragione solamente gli interessi maggiori, i comunicatori sociali, le persone di poca o nulla volontà e gli agevolati sociali .
Ma come è possibile che proprio quella rivendicazione di uguaglianza universalmente riconosciuta possa diventa adesso rivendicazione di non pari opportunità?
Ed è qui che entra in gioco, a mio avviso, la differenza sostanziale. Noi siamo tutti uguali come gruppo ( sesso, razza) ma se scindiamo il concetto di essere umano da quello di persona, sicuramente l’affermazione di uguaglianza è difficile da accettare così universalmente ( sia nei diritti che nei doveri).
Essendo esseri umani siamo tutti geneticamente uguali , ma fenotipicamente diversi. Essendo il fenotipo il prodotto del genotipo e dell’ambiente, e se tutto quello che abbiamo premesso è logico, la differenza tra persona e persona, a parte malformazioni o menomazioni, è legata all’effetto che l’ambiente ha sul singolo nell’immediato ( basti pensare alla scolarizzazione, ambiente famigliare, etc. ) o sulle persone nelle varie generazioni ( segregazione di popolazioni, clima, etc.) .
Quindi la percezione delle diversità può essere ricollegata all’ambiente il quale si ripercuote sull’espressione dell’individuo e soprattutto, sulle qualità dell’individuo stesso.
Pensiamo a noi occidentali che possiamo affermare come il fiorente ambiente intellettuale ed il conseguente benessere economico ha permesso la nostra formazione nel passato, le scoperte scientifiche ed il progresso ed allo stesso modo possiamo accusare la perdita dei nostri valori, il degrado ambientale e di identità, come causa della nostra decadenza.
Bisogna quindi, secondo il mio pensiero, scindere ulteriormente, il concetto di essere umano e di Persona, e creare una visione dell’ambiente non più come solo habitat visivo dove siamo immersi quotidianamente, ma come substrato dal quale attingiamo energia e sviluppiamo il pensiero in una costante crescita e modellamento del corpo e dello spirito.
Solo a questo punto è possibile estendere il concetto d Uguaglianza e di diritto di Uguaglianza non solo e non più al singolo essere umano in una visione antropocentrica, ma all’ambiente nel quale l’uomo attinge la persona.
L’ambiente diventa così la testimonianza di quello che la persona, con la cui propria brevissima vita, lascia testimonianza di un operato giusto e confacente alle proprie possibilità; un ambiente in cui l’uguaglianza rappresenta la possibilità del singolo per creare una migliore civiltà.

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