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SUL TEMA DELL’EROE

di Lucius Occhiolini




Il mito dell’eroe, dell’uomo che assomma virtù morali, spirituali e guerresche eccelse, ha sempre affascinato i popoli.
Il coraggio votato al sacrificio estremo è sempre stato giudicato con ammirazione perché stupefacente in quanto contro la natura della conservazione insita in ciascuno. Ed in quanto stupefacente era ritenuto da attribuire a coloro che solo in parte conservavano una natura umana, accostandone infatti anche la divina: i semidei. Essi erano esseri generati da un dio e che traevano da questa discendenza le caratteristiche prodigiose per adempiere ad imprese illustri.
A tali personaggi, del resto mortali, in quanto l’altro genitore era umano, venivano attribuiti, dopo la morte, onori divini arrivando anche a sacrificare sull’altare del mausoleo innalzato a celebrarne il valore: l’heroon.
L’eroismo pertanto nasce con la guerra. Nella Grecia antica l’eroe è il guerriero valoroso, spesso vittorioso, che compie gesta belliche straordinarie per la difesa del sacro suolo ove riposano le spoglie dei suoi avi. Il coraggio è la sua prima virtù, l’abilità nell’uso delle armi è il mezzo attraverso questo coraggio si esprime.
Tuttavia vengono celebrati anche altri mezzi con cui ottenere considerazione e ricchezza, dalla cultura latina ritenuti meno onorevoli, quali l’astuzia e il bottino che l’atto eroico determina (geras). Lo scopo dell’eroe è quello di essere immortalato nel suo ricordo al di là della corso temporale finito della sua esistenza.
L’acquisizione dell’onore ovvero della considerazione degli altri delle sue gesta e virtù. Esemplare figura di ispirazione, l’eroe è spesso il padre fondatore di un popolo. Colui dal quale tutti i cittadini di una determinata polis traggono origine biologica e nel cui sangue viene vivificato il mito delle imprese e la sommatoria di virtù che il cittadino deve poter esprimere nel corso della sua esistenza.
Egli vive al tempo delle origini, quando le comunità umane non sono organizzate ed apprende direttamente dagli dei i segreti delle arti, dell’agricoltura, della metallurgia. Questi segreti, per suo tramite vengono concessi agli uomini i quali sono doppiamente grati all’avo per il generoso dono.
La grandezza di un popolo è tale perché il popolo esprime le qualità del padre generante. Pertanto l’eroe ha assolutamente tutte qualità positive, onorevoli.
Accanto alla virtù militare (arete), egli è bello (kalos) e valoroso (agathos), e ricerca la gloria (kleos) e l’onore (time) .
Le sue gesta sono immortalate dagli aedi che le cantano nel loro peregrinare di corte in corte. La celebrazione fortifica la tradizione del popolo e lo rende coeso in quanto consapevole della sua comune discendenza eroica.
Ogni civiltà ha bisogno quindi dell’eroe, prerequisito per la sua legittimazione sul proscenio storico. Nell’Occidente, la Grecia è la patria degli eroi.
Ad essa guardano gli etruschi, i cartaginesi, i romani, immaginando le mitologiche semidivinità dare lustro con varie alchemiche discendenze alle virtù e alle glorie della loro progenie.
E quando dalla celebrazione di un popolo si passa alla celebrazione del singolo, con una sorta di orientalizzazione della cultura politica, il mitico avo viene puntualmente a legittimare il novello imperatore e futuro dio.
Si capisce quindi come l‘eroe serva ancora oggi, ad exemplum delle genti, per orientarne i comportamenti secondo la canalizzazione culturale che spesso è poco onesta e non ha le finalità etiche di edificazione identificante possedute in passato. i nuovi eroi sono spesso malcelatamente confusi con soggetti ordinari.
Gli eroi contemporanei sono soggetti ordinari con capacità ordinarie che compiono imprese ordinarie, banali, dovute.
Ma i modelli di riferimento sono talmente relativizzati che anche i comportamenti che a un cives repubblicano romano potevano essere normali, oggi appaiono straordinari.
E’ il popolo che reclama il modello, osanna questi nuovi figuri, il calciatore muscoloso che si esibisce in danze rituali o esulta atavicamente mimando lo scagliare il giavellotto dopo un gol, l’attricetta svestita che seduce con movenze divine, il cantore trasgressivo che compie atti inconsueti, il tutto finalizzato alla produzione di un geras vantaggio effimero di notorietà dell’attimo che fugge. La televisione ce li propina con disinvolta arroganza.
I vari tronisti, veline, sopravvissuti da isole dei famosi, picareschi fotografi di vips, truffatori ed imbonitori financo politici di plastica o carta pecoreccia saranno i modelli per ispirare l’ethos delle future generazioni?
E quale sarà l’impatto devastante del nuovo modello eroico?
Gradirei opinioni al riguardo.

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