LE VIRTU’ BASILARI DEL PRESIDIANTE: FIDES E PIETAS
di Lucius Occhiolini
L’etica cavalleresca eredita i propri ideali dall’etica romana, in virtù di una restaurazione ideologica e pratica dell’Impero Romano d’occidente operata da Carlo Magno. Sintesi delle virtù personali (1) e pubbliche (2) del cittadino romano sono:la fides e la pietas. La fides definisce originariamente la fedeltà verso i propri doveri e specialmente verso gli impegni assunti. La nozione di fides si fonda sull’accordo tra le parole e le azioni, nel senso che le azioni sono conformi a ciò che hanno annunciato le parole (3), soprattutto nel caso delle parole pronunciate nei giuramenti. Essa è presupposto essenziale del cittadino romano tam privatum quam publice (tanto privatamente che pubblicamente. Molti storici antichi mettono in risalto nei romani proprio questa qualità fondamentale come Diodoro Siculo (4) e l'anonimo autore del I Libro dei Maccabei (5).Diodoro contrappone la fides romana all’inaffidabilità della parola dei Greci “fides graeca”. La diversa affidabilità della parola data era tanto nota che a Roma si diceva “graeca fide mercari” (6) per indicare il pagamento in contanti (tanto poco valeva la parola data dai Greci!). Un altro paragone usato a Roma per evidenziare la proverbiale fedeltà alla parola data era quello con la “fides punica” (la malafede cartaginese). Nell’ideologia romana quindi i popoli sconfitti sono quelli che non avevano saputo attribuire alla parola data l’impegno di lealtà e di coerenza tipica invece del carattere romano. Sulla fides il romano delle origini, al quale guardiamo con ammirazione, costruisce la sua concezione di rapporto tra i popoli. All’etimo fides infatti risalgono le parole foedus e fetiales. I feriali sono i sacerdoti che custodiscono i fas ovvero il precetto divino in tutto ciò che concerne i rapporti con gli altri popoli e ratificano con un giuramento solenne i foedera ovvero i trattati internazionali (7), giuramento a Giove tonante che diventa garante del patto e pronto a castigare il fedigrafo. La fides nella società italica ha radici antichissime. Nel momento che due uomini liberi si scambiano la mano destra (usata per impugnare l’arma) in segno di intesa che liberamente accettano di rispettare, nasce il più ancestrale sodalizio civile fra pari aristocratici (non inteso nel senso di nobili ma di moralmente migliori). Singolare è inoltre che nella lingua latina manchi un espressione che indichi la parola greca stratagemma e che tale cognizione sia guardata negativamente utilizzando per tradurla termini con valenza negativa come fraus, perfidia, dolus e calliditas.
Fides è collegata da sempre alla mano destra autentico santuario corporeo dacchè si giura levando la destra, anche nella nostra cerimonia come espressione della volontà di assumersi un obbligo comportamentale.
Il termine latino pietas (corrispondente a quello greco eusebeia), derivato di pius, è una disposizione d'animo a sentire devozione ed affetto verso Dio, i genitori e la patria. La figura che più ha assunto in sé questo ideale è quella di Enea cantata da Virgilio, in un’epoca in cui si mitizza il passato storico e si costruiscono modelli ormai lontanissimi dalla prassi quotidiana. Di questo “pio Enea” (pius Aeneas) Virgilio fa dire da Giove a Giunone “tu vedrai che supererà per dedizione gli uomini e gli dei” (8). Nei confronti degli dei la pietas indica la capacità di instaurare e mantenere un corretto rapporto (9), verso la patria e i parenti essa indica l’impegno a far fronte ai nostri impegni “ci ammonisce di non venire meno ai nostri doveri verso la patria o i genitori e altri a noi legati dal vincolo di sangue” (10).
Cicerone la ritiene un atto di giustizia nei riguardi degli dei, e un "dovere (officium) e cura (cultus) dei consanguinei". Il cemento di una società culturalmente omogenea. Tommaso d'Aquino, per spiegare la qualità di questo rapporto, notava che l'uomo è debitore nei confronti di altri in diversi modi, commisurati al loro stato ed ad benefici da essi ricevuti. Quindi siamo debitori verso i genitori e, per estensione, verso i consanguinei e la patria, cioè verso tutti i cittadini. Cicerone era invece convinto che la pietas, doveva esser grande verso i genitori e i consanguinei e grandissima verso la patria.
L’uomo del presidio crociato attinge a questo patrimonio etico e lo usa come strumento di navigazione per guidare la propria esistenza. Legge morale che è testimonianza fattiva del proprio essere cittadino leale e patriota per pietas e frater degli altri aristocratici legati per fides. Il Presidio diviene quindi il patto sociale dei fratelli paritari che si giurano fedeltà reciproca per la salvezza , la salubrità, il bene e il miglioramento della patria comune.
NOTE
(1) Queste sono le qualità della vita verso le quali ogni cittadino (ed idealmente qualsiasi individuo) dovrebbe aspirare. Auctoritas: "Autorità spirituale" Comitas: " Umorismo", cortesia, speranza e fratellanza, Clementia: "Clemenza", mitezza e gentilezza Dignitas: "Dignità", il senso del proprio valore, orgoglio personale Firmitas: "Tenacia", forza di mente, l'abilità di seguire le proprie aspirazioni Frugalitas: "Frugalità", economicità e semplicità nello stile, senza essere miserevoli, Gravitas: "Gravità", il senso dell'importanza della materia, responsabilità ed onestà Honestas: "Rispettabilità", l'immagine che una persona presenta in quanto membro della società. Humanitas: " Umanità", civilizzazione, apprendere ed essere acculturato Industria: "Industriosità", lavorare duro Pietas: "Pietà", più che pietà religiosa; rispetto per il naturale ordine sociale, inteso sia in senso politico che religioso. Include l'ideale di patriottismo e devozione per gli altri. Prudentia: . "Prudenzia". Prudenza previdenza, saggezza e discrezione personale Salubritas: "Salubrità", salute e pulizia Severitas: "Severità", gravità autocontrollo Veritas: "Verità", onestà nel trattare con gli altri
(2)Sono le virtù che sono insieme condivise da tutta la società in comune: Abundantia: "Abbondanza", l'ideale di avere a disposizione molto cibo e inoltre la prosperità per tutti i settori sociali; Aequitas: "Equità", lealtà di comportamento sia nel governo che tra il popolo; Bonus Eventus: "Buona fortuna", l'importanza del ricordo di eventi positivi ;Clementia: "Clemenza", dimostrata nei confronti delle altre Nazioni; Concordia: "Concordia", armonia tra il popolo romano e anche tra Roma e le altre Nazioni; Felicitas: "Felicità" e prosperità, una celebrazione dei migliori aspetti della vita sociale; Fides: "Fede", buona fede in tutte le transazioni sia commerciali che politiche ;Fortuna: "Fortuna", come riconoscimento della combinazione tra lo spirito di Roma e dei romani ;Genius: " Spirito di Roma", riconoscimento della combinazione tra lo spirito di Roma e i suoi cittadini. ;Hilaritas: "Allegria", il rallegrarsi, espressione di tempi buoni; Iustitia: "Giustizia", espressa tramite leggi sensibili e un buon governo; Laetitia: "Gioia", felicità, la celebrazione per ringraziare, spesso la soluzione delle crisi; Liberalitas: "Liberalità", generosità nel dare e nel concedere Libertas: "Libertà", virtù che è stata spesso aspirata da tutte le culture; Nobilitas: "Nobiltà", nelle azioni della sfera politica; Ops: "Benessere", come riconoscimento del benessere e della nazione romana; Patientia: "Pazienza", l'abilità di tenere sotto controllo le crisi; Pax: "Pace", la celebrazione della pace tra le società e le nazioni; Pietas: "Pietà", l'onore dovuto dalle persone agli dei, si esprime nelle celebrazioni. Providentia: "Provvidenza", l'abilità della società romana di sopravvivere ai problemi e manifestare un destino più grande; Pudicita: "Castità" modestia, una espressione pubblica che evita l'accusa di corruzione morale nell'antica Roma; Salus: "Salute", concernente la salute pubblica e il benessere; Securitas: "Sicurezza", portata dalla pace e dall'efficienza nel governare ;Spes: "Speranza", soprattutto in tempo di difficoltà; Uberitas: "Fertilità", particolarmente concernente l'agricoltura; Virtus: "Coraggio", specialmente dei capi nella società e nel governo.
(3) Indica principalmente mantenere la parola data: “il fondamento della giustizia è la fides, che si identifica col mantenere per davvero gli impegni assunti a parole e coi patti” (Cic., de officiis, I, 7, 23; III, 29, 104; Valerio Massimo, VI, 6).
(4) Autore dell’epoca di Augusto, noto per essere decisamente filoromano.
(5) 1 Macc. 8,1.12: “Giuda venne a conoscere la fama dei Romani: che essi erano molto potenti e favorivano tutti quelli che simpatizzavano per loro e accordavano amicizia a quanti si rivolgevano a loro e che erano forti e potenti… con i loro amici invece e con quanti si appoggiavano ad essi avevano mantenuto amicizia.” - Et audivit Judas nome Romanorum, quia sunt potentes viribus et acquiescunt ad omnia quae postulantur ab eis; et quicumque accesserunt ed eos, statuerunt cum eis amicitias, et quia sunt potentes viribus… cum amicis autem suis, et qui in ipsis requiem habebant, conservaverunt amicitiam.” (l’autore del libro dei Maccabei scrive tra il 135 e il 63 a.C.).
(6) Plauto, asinaria
(7) Giovanni Brizzi “Il guerriero , l’Oplita e il legionario” Il Mulino 2002
(8) Eneide XII, 839 – “supra homines, supra ire deos pietate videbis”
(9) Cicerone, de natura deorum, I, 41,116.
(10) Cicerone, de invenzione, II, 22; partitiones oratoriae, XXII, 78
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